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La Croce Celtica


Storia
Grandi croci cerchiate di pietra punteggiano oggi come secoli fa le campagne, le città, i monasteri d'Irlanda. Diverse nella forma, nell'altezza, nelle figure che ricoprono le superfici, si ritrovano anche -in misura molto minore e diverse nella forma - nelle restanti aree dell'Europa celtica: Scozia, Galles, Cornovaglia, Bretagna. Scolpite per lo più in pietra arenaria, sono disseminate un po' dovunque; spesso a indicare i confini dei monasteri, una tomba, dedicate a un re o a un santo, con fini votivi o nei cimiteri, poste nei luoghi di preghiera o a protezione contro le forze infernali. Costituiscono uno dei più singolari e al tempo stesso più bei fenomeni dell'arte sacra e della sensibilità celtica isolana. A partire dal VI-VII sec. d.C. le Grandi Croci vennero sviluppate e perfezionate per tutto il periodo migliore della storia irlandese, fino al XII sec.. Scomparendo dopo la conquista inglese del 1170, insieme con tutte le tradizionali espressioni d'arte sacra. Un'arte che viene così descritta " ... l'arte cristiana celtica d'Irlanda ha caratteristiche ben definite fino al sec. XII, cominciando ... nel VII. In questo lasso di tempo colpisce una spiccata caratteristica: la grande fedeltà ai canoni e ai motivi dell'arte pagana anteriore, specialmente quella del periodo preistorico dell'età del bronzo comunemente denominata: arte di La Tené... " (Enciclopedia Cattolica, voce: Arte Celtica). Le croci più belle sono state suddivise (De Paor, op. cit.) in diversi gruppi e sottogruppi (Croci di Slievenamon; di transizione; della Sacra Scrittura; croci più recenti, XI-Xll sec.) a seconda del periodo di datazione e dei motivi incisi: dai disegni ornamentali e geometrici dei primi tempi - gli stessi nastri, intrecci, spirali, ecc. della miniatura - alle scene di origine biblica del periodo di maggior sviluppo verso il X sec. (croci di Muiredach, di Monasterboice, di Durrow ... ). Scene in genere tipicamente drammatiche (Daniele nella fossa dei leoni, il Giudizio Universale, la Crocifissione, la strage degli innocenti, ecc.) " ... probabilmente scelte perché colpivano la fantasia di queste genti guerriere, fisse ad una ideale eroico, timorose degli assalti delle forze infernali, generose e idealizzatrici... " (Enciclopedia Cattolica). Nelle croci del primo periodo (e. di Abenny, di Kilkeeran, di Kilree, di Lorrha, di Killamery, appunto di Slievenamon ... ) si rinvengono scene fiabesche ma soprattutto i motivi ornamentali a intreccio direttamente derivanti dal periodo pagano e preistorico. In alcune scene dove non compaiono temi religiosi ma soggetti misteriosi con cavalieri, cani da caccia, daini, animali fantastici - figurazioni tutte tipiche delle cosiddette croci di transizione, come quelle del monastero di Clonmacnoise o quella di Kells - si ritenuto di individuare deità pagane e motivi iconografici di derivazione bizantina e orientale, poi ripresi anche nelle successive croci della Sacra Scrittura. Le croci più recenti dell' Xl e XII mostrano ulteriori variazioni. Il periodo culminante di questa particolare forma di scultura fu proprio quello dei secoli agitati delle invasioni vichinghe e scandinave (IX-X), quando le scorrerie di queste genti barbare attaccavano i grandi centri monastici irlandesi. A quel tempo l'arte scultorea era in Europa virtualmente scomparsa con la tradizione classica mediterranea. Si tratta pertanto, secondo gli esperti del settore, di un'arte assolutamente autoctona, prodotto non di derivazione europea continentale. A questo proposito una delle maggiori esperte di croci irlandesi (F. Henry op. cit.) afferma: " ... durante l'Alto Medioevo le sole contrade dell'Europa dell'ovest dove si possono trovare alte croci di pietra, ricoperte di figure ornamentali, sono la Britannia e l'Irlanda... appaiono ovunque in Inghilterra, Galles, Isola di Man e Irlanda Anche la prima cristianità del Medio Oriente conobbe croci monumentali scolpite... I Copti .. Gli Armeni.. Non ci sarebbe da sorprendersi per l'arrivo nell'Irlanda del tempo di scultori dall'Oriente, non solo per la pressione dell'occupazione araba Secondo la studiosa ciò che la distingue da altre croci è il circolo che unisce i bracci della croce, molto frequente in Irlanda, che non appare altrove". Tuttavia, continua la Henry "le origini delle antiche croci irlandesi sono probabilmente complesse e multiple ". E' interessante allora vedere come queste croci vengono studiate in vari testi. "Come novità (Enciclopedia Cattolica, 1951, pag. 1285, voce: Arte Celtica)... vi è un cerchio solare di glorificazione che non si trova mai nella produzione a noi nota dall'Alto Medioevo (soltanto nel Basso medioevo si hanno alcuni esempi: qui compare invece nel VII e VIII sec.) ". Così l'Enciclopedia Universale d'Arte, 1958, Venezia (pag. 273, Irlanda) i principali monumenti del monachesimo irlandese... sono le croci di pietra scolpita. Si tratta di un fenomeno tipicamente insulare che si manifesta in Britannia. La forma di questi monumenti si distingue per la presenza di un anello all'incrocio dei bracci della croce... mentre il tronco poggia su una base piramidale o conica "...Dal V all'VIII secolo (Enciclopedia dell'Arte Antica, 1959, Roma, voce: Arte Celtica) l'arte irlandese si sviluppa nei monasteri, incorporando al vecchio repertorio della decorazione celtica, elementi romani e orientali penetrati nell'isola in seguito alla venuta di S. Patrizio e grazie alle relazioni dei monaci irlandesi con gli ordini monastici dell'Egitto e della Siria. Questi elementi sono: la croce greca, la croce cerchiata, le pagine dei manoscritti interamente coperte da decorazioni geometriche e gli intrecci, che, combinati con la spirale, serviranno a dare vita nuova alle curve celtiche". " ... Per la scultura (Enciclopedia Italiana, 1956, voce: Arte dell'Irlanda) sono caratteristiche le grandi croci stradali... molte hanno forma celtica, cio con un disco all'incrocio delle braccia....... " ... La cosiddetta (Enciclopedia Britannica, 1952, voce: Irlanda) croce celtica - una croce latina con una ruota circolare circondante il centro, probabilmente per suggerire un alone di gloria". "... Croce isolata irlandese (Enciclopedia Europea) fenomeno originalissimo della scultura occidentale, derivata dalla colonna cultuale in pietra orientata da oriente a occidente... sono caratterizzate da un anello all'incrocio dei bracci…" Molto importante è quanto poi detto (M. Dillon -N.Chadwick op. cit.) da altri due profondi conoscitori della scena irlandese dei primi secoli (pag.314-321): "Il più antico tipo di croci irlandesi scolpite, sono incise sulla superficie piana di lastre di pietra poste verticalmente... In relazione alla manifesta influenza della Chiesa Cristiana del Mediterraneo Orientale sulla antica cristianità irlandese naturale sospettare una decisiva influenza delle stele copte su queste prime sculture irlandesi Poi, più avanti " ... Con le alte croci lasciamo le croci scolpite su lastre e ci troviamo in un mondo differente, in ambiente locale e celtico, poiché le alte croci sono uno sviluppo specializzato delle Isole Britanniche. Esse non hanno paralleli nella scultura continentale contemporanea, ma si trovano sparse dall'VIII al XII secolo su tutte le Isole Britanniche, non solo in Irlanda, ma in Inghilterra, Cornovaglia, Galles, Isola di Man e Scozia dell'ovest... E' probabile che le origini delle alte croci come delle stele, siano da cercare nelle terre del mediterraneo cristiano, Armenia o da qualche parte nell'Impero Bizantino, dove gli sconvolgimento politici come l'invasione araba e la controversia iconoclastica devono certamente aver costretto molti artisti all'esilio... ". Successivamente, dopo aver analizzato e suddiviso le croci in gruppi analoghi a quelli della Henry, si chiedono: " ... Qual'è la diretta ispirazione dei motivi nei quali mostri guerreggiano eternamente gli uni contro gli altri, contro serpenti, divorano teste umane e persino corpi umani, richiamando alla nostra memoria l'antica arte celtica ? ". Domanda che reca, ci sembra, palesemente in sé la stessa risposta, già data dagli altri studiosi: il collegamento diretto con la mitologia e l'arte pagana dei Celti. In altre croci sono invece presenti, sempre secondo i due autori, scene ricollegabili all'iconografia bizantina e carolingia. Per poi aggiungere: "...In Irlanda la parte superiore delle alte croci è generalmente circondata e potenziata da un circolo o "ruota"... Nella maggior parte di queste grandi croci cerchiate la figura di Cristo occupa la posizione principale, lo spazio centrale all'intersezione dei bracci".

Se è lecito e possibile riportare da tutto quello che si è detto una tesi risale, risulta abbastanza evidente che - se c'è stata una cultura celtica, dei monasteri celtici, una Chiesa Celtica in Irlanda - è chiaro come ci sia una Croce Celtica Irlandese, parto delle menti, della terra e della fede d'Irlanda. Le origini di questa, secondo quanto coralmente affermato da autori che sono tra i più importanti esperti, deriverebbero direttamente dall'Oriente Mediterraneo, di cui sono stati citati i legami con la Verde Isola. Un'area che - prima dell'invasione islamica e in parte ancora dopo per qualche tempo - è stata il più fiorente centro di irradiazione del Cristianesimo. Dalla Terrasanta verso l'area dell'Antico Egitto (copti, la popolazione autoctona; melkiti, la popolazione delle città greche o ellenizzate, come Alessandria). Verso l'area siriaca, con eccelsi esempi di monachesimo (S. Simeone lo Stilita) e le sue cento confessioni: greco-cattolici e greco-ortodossi, siro-cattolici, caldei, maroniti, giacobiti... L'Impero Romano d'oriente, antemurales della cristianità esteso anche sul territorio anatolico - un tempo anch'esso cuore della Cristianità orientale - e sul territorio caucasico (l'Armenia con i gregoriani). Monofisiti, ariani, nestoriani... un groviglio di denominazioni comportanti sfumature di rilievo, teologiche e politiche, tumultuosamente evolventesi nel tempo, tra scontri e incontri. Molti scambi pertanto tra queste culture sono avvenuti, come testimoniano le croci cerchiate in area copta o le croci ansate - di origine egiziana - sui megaliti del Nord Europa. E'- diffusissimo inoltre - lo abbiamo detto - nell'area culturale bizantina e siriaca il chrismon o monogramma costantiniano (una X e una P sovrapposte - iniziali greche di Cristo - racchiuse frequentemente in un cerchio). E' presumibile che siano questi simboli le radici orientali della Croce Celtica di cui parlano i diversi autori. Che quindi essa sia connessa all'antichissimo segno della Ruota (abbiamo visto in Guénon il collegamento tra ruota raggiata e monogramma di Costantino) risulterebbe abbastanza chiaramente. Si tratterebbe di un collegamento indiretto, mediato da vari simboli e soprattutto dal chrismon costantiniano. E tuttavia probabile che il legame tra Croce Celtica e Ruota Raggiata sia molto più vicino, risalente all'ininterrotto svolgersi della storia in Irlanda. Gli antichi monaci celtici non avevano bisogno di aspettare l'Oriente per conoscere ciò che già conoscevano, ciò che faceva parte della loro stessa tradizione. E' stato già detto come il pantheon celtico fosse composto da una pluralità di dei - di cui non sempre sono chiare funzioni, nomi e caratteristiche - diversi da zona a tribù e nello scorrere del tempo. Gli esponenti maggiori - lo Juppiter gallo-romano, per esempio o Lug - venivano raffigurati con l'attributo (inciso sulle basi degli altari, talora insieme con lo swastika; oppure nelle mani della divinità) della Ruota Raggiata. Per tanti popoli, non solo indoeuropei, soprattutto un simbolo solare, del Principio Metafisico, della Divinità Suprema creatrice del Mondo. Nel casuale avvicendarsi delle stagioni dell'uomo, nel magma della preistoria europea, questo segno antichissimo fu presente in Irlanda. Si può allora riflettere sul fatto che "... la tradizione celtica di quella terra - così come del Galles, della Scozia, della Cornovaglia, della Bretagna - ha conservato arcaismi immutati di linguaggio, di idee, di metrica, di cultura, che hanno equivalenti nel sanscrito indiano (ricordiamo la ruota a otto raggi dei buddisti, n.d.A.), in ittito e altrove cancellati: probabilmente frammenti di una eredità comune che risale al II millennio a. C...... (J. Filip, op. cit.). Al tempo degli Indoeuropei. Negli stessi secoli poi (IV-V d.C.) in cui il crollo dell'Impero Romano e le invasioni barbariche arrecavano profondissimi sconvolgimenti di ogni aspetto della vita sociale organizzata e della stessa realtà spirituale e culturale europea, abbiamo visto come i monasteri celtici in Irlanda - pressoché isolati all'estrema periferia del mondo - divennero centri fiorenti di arte sacra: miniatura, scultura, letteratura, oreficeria. Fari di luce attraversa cui continuava a vivere l'antica sensibilità della stirpe celtica. Nell'arte. Nella spiritualità. Nei simboli. Le grandi croci in pietra vanno quindi inserite in questo contesto storico che, per una serie di eventi, ha fatto del patrimonio celtico in Irlanda e nel nord-ovest d'Europa un qualcosa di continuo rispetto ad antiche, remote tradizioni altrove sconvolte e sradicate. Anche sotto il segno della cristianità. Molte delle antiche divisioni sacre dell'anno (4 periodi di 3 mesi, all'inizio di ognuna delle quali cadeva una festa solenne) sono state riprese. Il 1/2 febbraio (Candlemas), l'antichissima Imbold o festa del falò, divenuta Candelora; il 1/4 maggio, in cui si festeggiava la vittoria della luce sulle tenebre e la fine della stagione fredda per la primavera (Calendimaggio); il 31 ottobre/I novembre, quando nell'ora del tramonto aveva inizio la veglia di Samhain (Samhuin) o di Halloween, la Festa del Fuoco: notte nella quale si scatenavano le divinità delle tenebre infernali e le anime dei defunti tornavano a visitare le dimore dei vivi, divenuta Ognissanti e Tutti i Morti. Ed altre ancora come il 20121 marzo, equinozio di primavera, denominata "festa della giovinezza" o "ricorrenza delle uova" collegabile alla Pasqua (sulla cui datazione si trascinò per secoli una querelle tra le Chiese Celtiche e la Chiesa Romana). Un fenomeno, quello della ripresa di segni e miti antichissimi, rivestiti con maggiore o minore trasposizione di significati e valori cristiani, non Iimitato certamente a questi esempi, ma che avvenuto un po' dappertutto nel mondo e in tante occasioni. E per quale motivo allora doveva andare perduto proprio in Irlanda il segno solare e divino della Ruota Raggiata? Proprio in una terra che non ha mai avuto - a differenza dell'Europa continentale e della vicina Britannia - lacerazioni del suo tessuto etnico, sociale, culturale e spirituale? Al contrario è in questa regione appartata, dove la storia non ha mai subito "strappi" che la Ruota Raggiata - un simbolo che Eliade (op. cit.) afferma essersi mantenuto sin quasi ai giorni nostri nelle tradizioni popolari - si può essere trasmesso più facilmente che in altre. Si comprende allora come deve probabilmente essere sembrato del tutto naturale ai monaci irlandesi, diretti eredi degli antichi bardi e dei druidi, rivestire del cerchio di gloria solare la croce della nuova religione. Non è quindi forse solo un semplice caso che oggi i prati, le terre, i monasteri e le campagne della Verde Isola siano disseminati di un antico simbolo scolpito nella pietra: la croce cerchiata dei Celti Irlandesi, segno della Divinità.

A proposito del cerchio della Croce Celtica, un emerito scienziato, per di più irlandese (O' Riordáin, "The genesis of the Celtic Cross" FEILSCRIBHINN TORNA, Cork, 1947) considerato uno dei massimi esperti di archeologia dell'Università di Dublino tra le due guerre mondiali, ha ritenuto, studiando un rilievo della Croce Nord di Ahenny (vedi figura) di poter dare un'interpretazione diversa. Secondo O' Riordáin, il portare una pesante croce di legno di quel tipo, imporrebbe una sollecitazione eccessiva alla giuntura dei bracci verticale e orizzontale, ovviabile mediante un sostegno e la forma più elegante per tali sostegni potrebbe consistere nei quadranti di un cerchio. Affermazioni del genere, con tutto il rispetto possibile, appaiono grossolanamente riduttive e palesemente fuori anche di una comprensione elementare del simbolo. Ad esse, su di un altro versante e pur con ben altre qualità, si contrappone la posizione di coloro che nel mito celtico graalico operano (come altri potrebbero nella Croce Celtica) un maldestro tentativo di approccio prescindendo dalla figura del Cristo. Con quello che la luminosa fantasia celtica volle porre come elemento centrale intorno al quale tutto si svolge e ruota.

Scrive A. Terenzoni a proposito dell'innestarsi del Cristianesimo nella Tradizione primordiale e riferendosi al Graal (e quanto affermato potrebbe essere pienamente valido per la Croce Celtica): "... il Graal è quindi il motivo conduttore dell'intera saga ed esso assurge a simbolo dello Stato Primordiale e dell'unione perfetta con il Principio... (il) Graal riappare col Cristo, Verbo Incarnato... il quale conduce al Centro chi crede nella sua Buona Novella e attuando il superamento di una Legge Antica ormai giunta al naturale esaurimento, dà vita alla Legge nuova della tradizione cristiana... ". E ancora: "...il Graal costituisce un'importante componente di quell' esoterismo che diede tono e forma alla civiltà medioevale e la sua saga esprime la giunzione - sempre a livello esoterico - tra la tradizione cristiana e celtica; gli elementi della seconda confluiscono così nella prima... La saga del Graal è quindi cristiana - e non potrebbe essere altrimenti - in quanto vive in un tale alveo tradizionale, ma ciò non impedisce che essa non sia, in pari .tempo, qualcosa di esclusivamente cristiano; i suoi simboli e il suo patrimonio sapienzale appartengono infatti ad un deposito dottrinale che si situa, per sua natura, al di fuori e al di sopra di ogni singola tradizione, per cui gli elementi anteriori al Cristianesimo confluenti nella saga stessa non sono qualcosa di accidentale, né tantomeno apporti esterni o, semplicemente, frutti dell'ambiente in cui è avvenuta l'elaborazione, bensì ne costituiscono parte integrante e non ne sono per nulla separabili...

Il racconto della storia del Graal si impernia quindi sul rapporto diretto instauratosi tra il Cristo Verbo e Giuseppe d'Arimatea e la sacra coppa diviene allora il simbolo della costante Presenza Divina... in seno a quella comunità; Giuseppe assurge perciò al rango di Signore Universale, riunendo nella sua persona il sacerdozio e la regalità e possedendo così entrambe le chiavi che aprono le porte delle vie iniziatiche dei Piccoli Misteri e dei Grandi Misteri. Una simile natura non comunque un qualcosa di casuale ma trascende la dimensione umana e terrestre, per trovare il suo archetipo celeste nel Cristo Logos, in cui riposano indistinti tali fondamentali attributi; a lui deve essere perciò riferito l'universo simbolico del componimento poetico, in quanto, per l'essenza stessa del simbolismo, quest'ultimo esprime gli indefiniti gradi della manifestazione e culmina nella Realtà Assoluta del Principio (il Verbo origine di tutte le cose), Motore Immobile dell'esistenza cosmica e costantemente presente in seno alla Sua manifestazione molteplice... In una simile prospettiva... ogni approccio alla saga del Graal che prescinda dal suo collegamento alla figura centrale del Cristo dà luogo ad interpretazioni frammentarie e ben lontane dallo spirito di tale epopea; in Lui riposa infatti l'unità totale della dottrina ed egli è perciò il mozzo di una Ruota che, nella sua interezza, esprime la tradizione cristiana medioevale, mentre le vie iniziatiche, cavalleresche o di altro tipo, sono rappresentate dagli indefiniti raggi, i quali tengono costantemente unita al Centro una Società che vive la sua esperienza religiosa nella fede in Dio e sotto la guida di un magistero ecclesiastico. Una visione organica di questo tipo - venuta meno con l'esaurirsi della civiltà medioevale trascende il ristretto orizzonte di un'interpretazione "pagana" del Medioevo, la quale vede in esso una permanente opposizione tra Cristianesimo semita e le energie guerriere delle popolazioni germaniche, queste ultime eredi del mito fulgido dell' Imperium Romanorum. Così inquadrata la tradizione medioevale appare allora ben lungi dall'essere un qualcosa di saldo e di ancorato ad un suo centro di ordine metafisico, bensì vive della luce riflessa di un ricordo della romanità, i cui miti e i cui simboli, fatti propri dall'idea ghibellina, si legano al "pathos" della nobiltà cavalleresca e puntellano, per vari secoli, un edificio continuamente minacciato dalla spinta sovvertitrice e corrosiva del Cristianesimo, religione lunare e dominata dalle idee di salvezza e di dannazione. Risulta perciò naturale presentare la saga del Graal in una luce che ne falsa l'intima essenza, poiché esalta in misura abnorme la componente attiva e guerriera e sminuisce la componente contemplativa e sacerdotale degli eroi di tale epopea; così isolati in sé stessi e senza più alcun legame con una reale dimensione metafisica, essi vivono e si agitano in una dimensione psichica e vitalistica, privi di sbocco verso l'alto, ed in essa vengono tenuti permanentemente. Allora i vari testi della saga non hanno un centro cui tutto ricondurre, bensì sono più o meno validi in diretto rapporto al loro contenuto "pagano ", virile e olimpico; il racconto della Storia del Graal viene quindi considerato un qualcosa di marginale e guardato come il tentativo di cristianizzare una epopea guerriera, aria e nordica... ". Lo stesso discorso, continua questo autore, va fatto per il ciclo arturiano e i cavalieri della Tavola Rotonda: " ... in questa prospettiva, tali cavalieri sono considerati pallidi riflessi di un archetipo ideale e le figure di asceti e eremiti che, con i loro consigli e le loro interpretazioni li indirizzavano verso la meta, appaiono un'abdicazione della componente eroica e solare alla componente religiosa e lunare, in quanto asceti e eremiti non sono visti nella loro reale essenza di espressioni del superamento del molteplice e del diretto contatto con gli stati superiori dell'essere, bensì come "preti" e 'frati" del Cristianesimo semita. Questa disamina degli aspetti basilari di un indirizzo critico che si autodefinisce "tradizionale" mostra come esso sia ben lungi dal dare al romanzo cavalleresco la minima apertura verso il sovrumano e il sovrasensibile, la sola che permetta di collocare le varie figure eroiche in una dimensione ove la cavalleria terrena lascia il passo alla cavalleria celeste, poiché ivi la via dei Piccoli Misteri è giunta al suo termine e si inizia quella dei Grandi misteri, rigorosamente riservata ad una conoscenza sacerdotale in diretta comunicazione con il principio. E' questa peraltro un'ascesa spirituale che può essere compiuta solo ed esclusivamente nell'ambito di una tradizione viva e operante, la quale abbia un suo centro ove riporsi l'unità totale della dottrina; questo centro, nella tradizione cristiana medioevale, è appunto il Cristo Verbo... Appare dunque chiaro come il prescindere da un inquadramento di questo tipo - il solo del resto possibile e valido - per rifarsi a tradizioni estinte (e quindi inesorabilmente al di fuori della manifestazione, perché riassorbite nel centro) costituisca una vera e propria visione eterodossa della realtà, così come è contro ogni logica di ordine tradizionale opporre le varie tradizioni l'una all'altra e speculare su di una tale dicotomia. Seguendo una simile via si ha, come risultato più immediato, l'esumazione di cadaveri, i cui residui psichici vengono in tal modo usati per dare animazione a modelli che, non più ricollegati ad archetipi metafisici, perdono il loro contenuto intellettuale a vantaggio appunto di una titanica spinta psichica e di irrazionali impulsi vitalistici. ... (il possesso del Santo Graal) ... è il recupero di uno Stato Primordiale cui si ricollega saldamente la tradizione cristiana".

A conclusione è poi storicamente noto come la predicazione cristiana irlandese - iniziata da S. Colombano il Minore, 540-615 - abbia coperto, già pochi decenni dopo Patrizio e fino all' Xl sec. ampie e desolate aree su tutta l'Europa occidentale, facendo proseliti, fondando conventi e monasteri, suscitando nuove energie. Con un importante influsso celtico, che per un certo tempo "rischiò" di dare la sua impronta definitiva a tutta la cristianità - su tanti elementi del monachesimo medioevale. (E chi può dire poi se il prevalere dell'organizzazione "celtica", policentrica, aperta e sensibile alla natura e al soprannaturale, non-dogmatica e non-verticistica, sarebbe stata un bene o un male rispetto quella "romana" per lo sviluppo del Cristianesimo). Ad esempio nella tendenza dei Cistercensi a costruire le loro abbazie presso le anse dei fiumi, in armonia con la predilezione di S. Bernardo - il loro fondatore, vera figura di bardo celtico per le querce e gli incroci di luoghi d'acqua. Così ad esempio altri elementi - la triplice cinta, I' "ordo ad quadratum" - rimandanti a complicate e non facilmente comprensibili concezioni iniziatiche di origine celtica, riprese nell'architettura dei monasteri cistercensi e benedettini (i primi seguaci di quest'ultimo ordine si conformarono alle regole di S. Colombano). E' noto anche che S. Bernardo fu pure il padre spirituale e colui che dettò le regole dell'Ordine Templare sul finire del XII sec. La Croce Celtica - secondo alcuni autori alle basi della croce templare - compare spesso anche tale e quale in strutture, opere d'arte, luoghi che hanno avuto a che fare con l'ordine del Tempio o i Normanni (invasori dell'Irlanda, della Britannia e del Nord della Francia, venuti a contatto e in parte assimilati all'area culturale celtica a nord-ovest). Comprendere questa presenza di oscuri simboli e di croci celtiche in Europa, poi universalmente diffuse, significa seguire l'oscuro e ultimo fluire e disperdersi di quella potente fantasia creatrice dei Celti - quella stessa che lega tra loro Cu Culhainn e il Labor Gabala, Artù e il Graal - assottigliatasi in estreme correnti di pensiero iniziatico in diluizione all' interno del monachesimo medioevale.

Ciò non meraviglia, se vero che nel XII sec. il popolo celtico - che aveva avuto per destino l'essere cacciato da ogni parte del mondo, inseguito fin nei più remoti angoli della periferia d'Europa, represso persino in quelle particolarissime manifestazioni di fede che avevano dato origine alla singolarità delle Chiese Celtiche - già non viveva più nella sua antica libertà, fosse nel Galles, nella Scozia o nelle terre della Verde Isola sotto controllo normanno, vichingo o inglese.

E nelle fantasia, sua difesa e suo limite, nelle saghe, nei cicli delle antiche leggende, nei simbolismi più arcani, trovava il suo ultimo estremo rifugio.

La Croce Celtica, eredità e prodotto originale che oggi ci rimane di questa stirpe, nel suo armonioso, quasi olimpico e simmetrico dispiegarsi e nello stesso percorso storico delle sue origini dirette e indirette - per quello che di esso è possibile rintracciare - si può ben dire sintetizzare e percorrere allora le basi della civiltà storica e delle vette dei pensiero europeo e mediterraneo la matrice indoeuropea; l'intelligenza greco-romana; il luminoso, fantastico immaginario celtico: la rivelazione di Cristo