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La Croce Celtica


Indoeuropei e Celti
Il complesso problema degli Indoeuropei - di una cultura e di una stirpe espansasi verso la fine del III - inizio del Il millennio a.C. da una stessa area, con diffusione pluricontinentale, radice comune di molti popoli - inizia ad essere compreso e notevolmente dibattuto a partire dal 1700 circa. Quando dall'interesse di pochi studiosi, che " ... notarono la somiglianza di alcune parole in sanscrito, con parole latine, greche e germaniche, si apr¡ progressivamente un fervore di ricerche linguistiche e archeologiche che portò alla comprensione dell'esistenza di una base comune per tanti antichi linguaggi: sanscrita, persiano, greco, latino, indo-iranico, lituano, gotico, tedesco, slavo, celtico, illirico, armeno, tocario (Turchestan cinese), ittita... " (A. Romualdi, op. cit.). E alla comprensione - attraverso lo studio comparato delle diverse forme religiose di queste stirpi e ai ritrovamento archeologia - che alla base della spiritualità indoeuropea vi fosse un grande culto unitario solare. Profonde similitudini che rimandavano a una primigenia unità linguistica e spirituale e da qui, con evidenza, ad una antica unità di luogo di partenza e di diffusione di questo "popolo originario" guerriero e aristocratico, organizzato socialmente su rigide basi. Risulta comprensibile come il poter teoricamente riportare a radice unica tutto ciò che di nobile vi stato nei greci, nei bramini indiani, nei persiani di Ciro il Grande, nei romani; Achille, Cesare, Alessandro Magno; il coraggio germanico, l'ordine imperiale latino, le conquiste ittite e iraniche; possa aver spinto diversi studiosi e correnti di pensiero a localizzare vicino la propria - reale o ideale - la sede della Patria originaria Indoeuropea. La tesi che li vuole a partenza dall'Europa centro-settentrionale (cui legata la teoria della "superiorità nordica" tanto cara, ad esempio, a vari studiosi e movimenti) e quella che vede invece nella "cultura dei Kurgan", posta nella zona caucasica a nord-ovest del Mar Caspio e alla base meridionale degli Urali la sede di origine sono - secondo storici e archeologi - le più plausibili. Da qui prese inizio l'avventura leggendaria e affascinante di queste primordiali migrazioni tribali preistoriche che sembrano essere all'origine del mondo. Verso l'Europa, l'Asia, l'Africa. Arya (ariani) il nome che si davano.

Rimanendo strettamente sul piano dei dati storici, ci sono pochi dubbi sul fatto che - nell'ambito delle antiche popolazioni guerriere indoeuropee a culto solare - la stirpe dei Celti abbia assunto un posto di rilievo in Europa, uscendo ben presto dalle nebbie dei tempi per varcare i confini tra la preistoria e storia. Fatto che ha dato lo spunto per le affermazioni di molti autori e in generale per la storiografia dell'Europa Settentrionale secondo cui i Celti furono i primi europei - in ordine di tempo - degni di questo nome. Esplicitamente indicando questa tendenza, una certa revisione dell'ottica tradizionale incentrata sul mito assoluto della civiltà greco-latina di contro il resto d'Europa "barbaro" completamente. Usciti da un processo di fusione biologica e culturale che affonda le sue radici in eventi lontani e difficilmente svelabili, i Celti furono ben noti, in pace e in guerra, ai Greci e ai Romani, attraverso le cui fonti storiche ci sono arrivate le prime notizie. Il nome, innanzitutto, che sembra si sia diffuso all'epoca del sorgere dei centri di potere della classe militare, verso il VI sec. a.C., anche se non ne accertata l'origine (ad es. da una singola tribù o da una famiglia regnante). Erodoto li chiama KELTOI e ne parla verso la metà del V sec. a.C. e così Ecateo poco prima (570 a.C. circa). Queste sono le prime notizie certe su di loro. Mentre numerosi altri elementi di conoscenza, anche anteriori, sono stati ricavati dai ritrovamento archeologia. Poi, lungo i quattro secoli da Erodoto a Giulio Cesare - che nel 58 a.C. inizia l'invasione della Gallia e chiarisce nelle sue opere che i Galli si davano il nome di Celti - altre diverse ampie descrizioni della loro civiltà si sono avute. Essi crearono nelle zone temperate a nord delle Alpi un grande "sistema" esteso dal Mare del Nord all'Atlantico, sino ai confini orientali, alle tribù germaniche al di là del Reno e agli ugro-finnici. Si andarono formando come popolo e come nazione sin dalla metà del I millennio a.C., con un epicentro posto a nord-ovest delle Alpi, più o meno in corrispondenza dell'attuale Germania sud-occidentale. Fu la prima stirpe a diventare il classico rappresentante del "mondo barbaro", come il sud civilizzato greco-romano era solito chiamarlo, dopo averlo incontrato in guerra. E non c'é dubbio che a dargli questa trista fama furono non solo chiare inferiorità rispetto la cultura mediterranea - come l'idioma solo orale, più tardi suddiviso in celtico Q e celtico P - ma soprattutto le sanguinose scorrerie verso il sud. Come quella iniziata verso il 500 a.C. con il passaggio dell'arco alpino di gruppi di guerrieri e predoni che i Romani chiamarono Galli. Un passaggio che li portò verso il 390 a.C., travolti gli Etruschi, al disastroso sacco di Roma. La storia di Brenno quindi, e dei ricordi scolastici del "vae victis", delle oche in Campidoglio, é storia di invasione celtica. In quei secoli molte tribù si stabilirono nell'Italia centro-settentrionale, prima di essere sconfitte e riassorbite dalla contro-espansione romana. E le altre scorrerie - o meglio migrazioni, visto che si spostavano a gruppi familiari - attraverso i Carpazi e i Balcani che portarono Celti (dai Greci chiamati Galati) alla distruzione, sembra, dell'Oracolo di Delfi; all'invasione della Tessaglia e della Macedonia (270 a.C.); fino alla traversata dei Dardanelli e all'edificazione di un regno su parte del territorio anatolico (la Galazia). All'inizio del III secolo i Celti, ripetendo quasi l'avventura indoeuropea, si erano estesi dalle coste atlantiche all'Asia Minore. Ma si trattava dei risultati di un'espansione demografica che avveniva nel cuore dell'Europa centrale, tra i Galli, lungo gli stanziamenti celtici sul corso del Danubio e del Reno. E che portava ondate successive di bande armate, di scontenti e di avventurosi, a lasciarsi alle spalle i propri territori tradizionali. Dove ben altro era il livello culturale.

La cultura di Halstatt (700-450 a.C.), la cultura di La Téne (450-50 a.C.), i ritrovamento archeologia, la ricostruzione storica, ci hanno ampiamente dimostrato che alle spalle dei predoni celti che si avventuravano ovunque, esisteva già in quei secoli una fiorente organizzazione sociale, politica e culturale. Con l'esistenza di una classe aristocratica dominante, di guerrieri coraggiosi, spesso in lotta tra loro, poiché la civiltà celtica non espresse che signorie locali e mai uno Stato. Con la presenza misteriosa dei Druidi, una rispettata casta sacerdotale di sapienti iniziati e di giudici; che guidava spesso la vita civile e sempre le feste religiose già allora dense di antichi riferimenti simbolici e formule magiche - fino al sacrificio umano - nelle foreste, nei luoghi presso le querce sacre, presso le sorgenti, alla luce della luna. E con loro i bardi, i veggenti, gli auguri. Con una cultura tradizionale mantenuta per secoli, con i villaggi sparsi nelle radure nebbiose delle immense foreste dell'Europa centrale, con colline fortificate per la guerra, con le ricche e elaborate dotazioni funebri ritrovate nelle tombe dei principi: monili, carrozze, armi, vasi, gioielli... Caratteri similari che hanno quindi reso i Celti nella storia un popolo dotato di propria, misteriosa specificità, che lo eleva distintamente sugli altri magmi tribali presenti. Con Cesare (58 a.C.) la Gallia, rimasta la loro ultima terra continentale, fu incorporata all'Impero Romano e la civiltà celtica progressivamente assorbita dalla latinità a ovest. Ad est Germani e altre stirpi di origine asiatica, da tempo premendo verso occidente. vennero alla fine in contatto con le frontiere dell'Impero, sommergendo i Celti più o meno nello stesso periodo. L'espansione del V sec. a.C. che aveva dunque proiettato per secoli questo popolo su tutta la piattaforma geografica europea, un po' dovunque era stata sostanzialmente sconfitta e riassorbita, con la conseguente scomparsa della civiltà celtica dall'Europa continentale. Diversamente avvenne per le Isole Britanniche.