
La Carta d'identità
| IL COLORE: Nero IL PIATTO: Tagliolini in brodo CITTA' ITALIANA: Terni per qualità di vita, Roma per la storia CITTA' STRANIERA: Londra FILM PREFERITI: Attimo Fuggente, Braveheart, Febbre del Sabato sera ATTORI: A.Hopkins, T.Hanks, M. Gibson ATTRICI: D.Moore, J.Roberts PERSONAGGIO STORICO: Mussolini, l'ultimo dei grandi nazionalisti. Mi sento nazionalista. Anzi Romano prima ancora che Italiano ABBIGLIAMENTO: Trendy RIVISTE: Maxim, GQ GIORNALISTA: Vittorio Feltri TRASMISSIONE SPORTIVA: Controcampo
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INTERVISTA A PAOLO DI CANIO:

15-01-1989. . . GRAZIE DI CANIO PER QUELLA CORSA ALLA CHINAGLIA!!!
intervista tratta da "Supertifo"

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IL CALCIATORE | |
Domenica 15 Gennaio 1989. Un deja-vu: il numero 9 sulle spalle ed una corsa sfrenata verso la curva Sud, muta ed inebetita. Lui strafottente e spavaldo, con l'indice elevato al cielo. Derisione ed incoscienza: E' Paolo Di Canio. L'amarcord è sin troppo facile, quasi naturale, spontaneo. Un'immagine vista e rivista scorrendo a ritroso la sequenza di un vecchio film scolorito dal tempo. Soltanto un altro, prima di lui, aveva osato sfidare il tempio del tifo giallorosso. Lì, nella cineteca del cuore, un fermo immagine: la stessa maglia, lo stesso gesto. Allora, l'indice provocatorio era quello di Long-John. E' vero quelle erano immagini un pò sbiadite, ricordi impalliditi dal tempo, fotografie ingiallite e senza contorno, in un bianco e nero, che, impietosamente, stava lì a rammentare l'inevitabile lontananza. Insomma, un frammento di un calcio d'altri tempi, da ricordare per sempre, ma da ricordare come si ricorda un qualcosa che non si ripeterà più. | |
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E invece.. Quel derby del Gennaio 89 cambia il destino di Paolo Di Canio, proiettandolo prepotentemente in copertina. Proprio la sfida contro i giallorossi era stata, guardacaso, la sua prestazione migliore, con quei piccoli prodigi di un ragazzo sfrontato che s'intestardiva in dribbling apparentemente impossibili, capace di esaltare i propri supporters ed irritare terribilmente gli esterrefatti avversari. |
Così, in un pomeriggio di
gennaio, il ragazzo del "quarticciolo" s'era ritrovato, all'improvviso, ad
essere l'idolo indiscusso della tifoseria biancoceleste. Lui, capace di
volare ad ali spiegate verso la Sud con quel ghigno strafottente e
malandrino dipinto sul viso, d'ora in poi sarebbe stato costretto a
calarsi in un ruolo troppo difficile da recitare.Vent'anni sulle spalle,
un pò leader, un pò incosciente, Di canio era diventato lo specchio di
aspirazioni, sogni e ideali dei tifosi biancocelesti. Nella Lazio che
cominciava lentamente a liberarsidalle sue frustrazioni, lui, il ragazzo
del Quarticciolo, rappresentava la schiettezza e la genuinità. Quelle che
ti fanno giurare eterno amore verso i colori che indossi, quelle che ti
fanno star sempre in prima linea, a forza di stoccate contro i rivali
giallorossi, quelle che ti consigliano di accettare che la commedia delle
parti ti rovesci responsabilità soverchianti, anche se sei troppo giovane
per reggerne tutto il peso. Così, Paolo Di Canio, si trovò sballottato in
una storia più grande di lui. Le schermaglie verbali con Nela e Giannini,
le grottesche incomprensioni con Materazzi, due derby, al Flaminio,
trasformati in rissa per il compiacimento dei tifosi e le indignate
censure degli addetti ai lavori. Il ragazzo del Quarticciolo portava
avanti la crociata con orgogliosa ostinazione, ma non bastava crederci,
bisognava avere il coraggio di continuare fino a fondo...
Idolatrato prima, ferocemente contestato poi: anche gli intoccabili, a volte, possono essere abbattuti dall'oggi al domani. Era già capitato, in passato che qualcuno rinnegasse la fede. Ma il tifoso laziale non avrebbe potuto restare insensibile anche di fronte all'ultimo scempio. | |
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L'epilogo Juventino è quasi una liberazione. Di Canio se ne va a
respirare qualche scampolo d'Europa e tanta panchina. Giura che non
avrebbe potuto essere altrimenti, che non ha tradito, che era l'unica
soluzione. Ma gli credono in pochi.. Gli altri dicono che Paolo Di Canio,
al pari dei tanti freddi
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professionisti del pallone, pronti a al vendersi
al miglior offerente, s'é separato dalla Lazio per un pugno di dollari in
più. Noi, nno siamo affatto ceri che sia andata davvero così... | |
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