GABRIELE PER SEMPRE CON
NOI!

www.gabrielesandri.it
PER SEMPRE
CON NOI!
A regà ma
'n do’ annate, che fate
tornate qua, nun me va de pià legnate!
Capirai, ciò l’occhi ‘mpastati, nun ho dormito gnente,
ho fatto tanto tardi pe' fà divertì la gente.
Mo me sdraio qua dietro e schiaccio 'n pisolino
Come quanno me portava ‘n machina mi padre da rigazzino.
Dietro fa ‘n po’ freddo, è proprio un grande strazzio
Che me frega, stasera me ripio, vado a vedè la Lazzio!
Ma quanto è passato, due, tre ora ar massimo
ma l'amichi mia 'ndo stanno, li possino
Ciò freddo, paura, ma che è... so' tutto 'nsanguinato
Mammina mia, ‘ndo stai, ma ch’hanno combinato.
'No sparo, le botte, li pianti 'a polizia
E mo' basta vojo a mi regazza ‘a famia, l'amichi mia!
Nun ciò più le forze, smetto da lottà
Me ne vado da ‘sto monno, colmo de stupidità.
Tranquilli Ma’, Pa’, fratello caro
vado a stà mejo, Lì nun esiste er baro.
Passerò la notte insonne pe’ parla’ co’ Dio
merito ‘n posto bello, je lo chiedo a modo mio.
GABRIELE... ROMA TI PIANGE!
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Dai campi in terra battuta ai campi della Champion's League... Tutto il mondo Ultras si stringe intorno alla famiglia Sandri.
Lettera di Paolo Di Canio a Gabriele:
«Ciao
Gabriele, io ho scelto il silenzio per ricordare il tuo sorriso: che dolore!»
Dobbiamo il massimo rispetto ai giovani. Lo diceva il
poeta Giovenale.
Quel rispetto che i giovani non avvertono più, non ricevono più da tempo, e che
desiderano, che anelano, fortemente; di cui ne sentono il profondo bisogno. Io
ho vissuto e vivo tutt’ora con i giovani, mi confronto con loro,
cerco di comprendere le ragioni del loro disagio sociale.
Sono ragazzi sensibili, fragili, generosi, che spesso si prodigano per aiutare
il prossimo, che lottano per ritagliarsi un futuro sereno, che sognano un mondo
leale, giusto, trasparente, sicuro, uguale per tutti. Quegli stessi ragazzi che
animati dalla passione sfrenata per il calcio
la domenica, alimentano la loro fede sostenendo i colori della propria squadra,
dei propri idoli.
Perché loro hanno bisogno di esempi positivi, di chi li sostenga nel percorso
della loro crescita umana, sociale e poi professionale. Sono i figli di una
grande famiglia, lo Stato che dovrebbe costruirgli attorno
le certezze e le speranze del domani, perché loro rappresentano il nostro
domani.
E invece troppo spesso proprio chi dovrebbe aiutarli, inserirli nella società
contemporanea, supportarli nei loro progetti sociali li abbandona
in un indifferenza che determina il peggiore dei mali del terzo millennio. Ho
visto negli occhi addolorati di tanti ragazzi che salutavano per l‘ultima volta
Gabriele la sofferenza e la lacerazione di chi non sa darsi una
plausibile spiegazione ad una tragedia inaccettabile, incomprensibile, as- surda.
Perché non c’è mai una ragione che possa alleviare il dolore per una giovane
vita che viene spezzata a soli 28 anni, perché non ci sono risposte a domande
che resteranno tali per l’eternità, e si perderanno nell’oblio dell’irreale. Sto
provando lo stesso dolore
anche io in questi momenti di profonda commozione e di grande smarrimento,
perché mi sento uno di loro, perché come
loro capisco le difficoltà che vivono e perché come Gabriele so quanta
sensibilità e quanta voglia di vivere c’è
in ciascuno di loro.
Quantà bontà, quanta ricchezza interiore. Ho visto bambini piangere, guardare
con gli occhi spauriti un orizzonte
che non c’è, cercare disperatamente un bagliore di luce che oggi ha lasciato lo
spazio al buio, alle inquietanti
tenebre della paura e della disperazione. E’ a loro che dobbiamo riporre la
nostra fiducia, in loro dobbiamo credere,
portare il nostro rispetto e stringerci per far si che si possa tornare a vivere
le gioie quotidiane di una vita vera.
Quelle stesse sensazioni e speranze che proprio ieri mia figlia Ludovica, appena
quindicenne, abbracciandomi in lacrime,
mi implorava che accadesse. Mi ha fatto leggere le parole scritte dal suo cuore
perché non aveva più parole da proferire…
Perchè tutti i giovani, i suoi coetanei, possano credere e lottare per
impegnarsi a modificare il corso della vita e delle
generazioni che verranno. Ma in questo percorso non dovranno essere soli. Mai! E
come scritto in questa poesia che non
debbano mai più interrorgarsi sul perché di un click, di un bang, di uno sparo!
Ciao Gabriele, sai ognuno nella vita vive il dolore a proprio modo.
Io ho scelto il silenzio della riflessione, per ricordare Uno splendido ragazzo
come Te.
Non ci siamo mai conosciuti ma, attraverso il racconto di tanta gente che ti
amava e di ciò che hai trasmesso ai giovani
con le tue passioni, ho imparato a volerti bene, proprio come un caro vecchio
amico.
D’altronde bastava guardare il tuo sorriso, la profondità del tuo sguardo, per
capire che persona eri.
Di solito i grandi artisti fanno gioire, appassionare in vita, cosi come
disperare quando vengono a mancare.
Tu sei riuscito in tutto questo con la semplicità del ragazzo perbene , parte
fondamentale di una famiglia dai grandi valori.
E dalla dignità esemplare.
Per questo ci lasci un dolore immenso!
Che hai combinato Gabriè… Paolo Di Canio
| domenica 11 novembre 2007 |
| Gabriele Sandri morto sull'A1, Questore: ''E' stato un tragico errore'' |
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Cronaca:
''Le responsabilita'
saranno accertate senza reticenze''. Questo l'impegno del ministro
dell'Interno Giuliano Amato in merito alla morte di Gabriele Sandri, il
tifoso della Lazio ucciso ad Arezzo. E' ''estremamente grave''. ha
aggiunto il ministro, che dopo la morte del tifoso laziale si siano
verificati in diverse citta' incidenti tra tifosi e forze dell'ordine.
Amato si e' augurato che ''questa sera a Roma tutti diano prova di saper
testimoniare in modo pacifico il proprio cordoglio''. ''E' estremamente
grave - dice il titolare del Viminale - che ancora oggi, invece di
concorrere con un dignitoso silenzio al cordoglio per la morte di questo
ragazzo, alcuni responsabili abbiano trovato il modo di causare nuovi
incidenti''.
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Tutto e' avvenuto nell'area di
servizio di Badia al Pino dove si sarebbero scontrati tifosi della Lazio
e della Juventus.
Una pattuglia della polstrada si sarebbe trovata nelle vicinanze dei tafferugli e un agente avrebbe sparato un colpo di pistola in aria. Ma la dinamica dei fatti è ancora in via di accertamento |
SI CHIAMAVA GABRIELE SANDRI - La vittima si chiamava Gabriele Sandri, romano. Il giovane, oltre a fare il dj aveva un negozio di abbigliamento a Roma. Lo riferiscono alcuni tifosi laziali, che sono arrivati ad Arezzo dopo aver appreso la notizia della morte di Sandri, e che non facevano parte del gruppo che era con la vittima. Gli stessi supporter hanno riferito che Sandri era un abbonato alla Lazio e che seguiva la squadra in tutte le trasferte.

AVVOCATO, COLPITO AL COLLO MENTRE ERA IN AUTO
Sarebbe stato colpito nella parte posteriore del collo, mentre si trovava in auto, Gabriele Sandri, 26 anni, il tifoso laziale morto stamani nell'area di servizio di Badia al Pino sull'A1. E' quanto ha riferito l'avvocato Luigi Conti, arrivato alla caserma della polizia stradale di Arezzo, e che si e' qualificato come un amico della famiglia della vittima. Sempre secondo quanto spiegato, il proiettile sarebbe entrato nella vettura, una Megane, infrangendo il lunotto posteriore sinistro. L'auto, dopo l'accaduto e' stata portata alla caserma della polizia stradale di Arezzo, con all'interno la salma. Il corpo di Sandri e' stato poi rimosso intorno alle 13.30.
IL FRATELLO, ME LO
HANNO AMMAZZATO
FIRENZE - ''Me lo hanno ammazzato a 28 anni con una pistola. Ora le istituzioni
facciano la loro parte, con tutti i decreti di urgenza che hanno fatto me lo
hanno ammazzato a 28 anni''. Queste le parole di Cristiano Sandri, il fratello
di Gabriele, appena uscito dalla caserma della polizia stradale di Arezzo.
L'avvocato di famiglia Luigi Conti ha detto: 'E' stato un omicidio volontario,
voglio vedere se avete il coraggio di mettervi contro la polizia''. Alla caserma
e' arrivato anche il padre di Gabriele Sandri che ha abbracciato a lungo il
figlio Cristiano, pianto e urlato, accasciandosi anche a terra dove e' stato poi
tirato su.
IL QUESTORE CONFERMA: SPARATI DUE COLPI
Ancora non chiarita l'esatta dinamica dell'episodio che ha portato . Il questore
di Arezzo Vincenzo Giacobbe ha confermato che sono stati sparati due colpi a
scopo intimidatorio, uno dei quali, ha aggiunto, ''ha colpito al collo Gabriele
Sandri''. ''E' stato trovato il bossolo, non ancora l'ogiva'' che ha colpito il
giovane, ha poi proseguito Giacobbe. ''Lo stiamo ancora cercando, stiamo
cercando di capire che fine possa aver fatto perche' si vede il foro d'entrata
del proiettile sul vetro posteriore'' ma non il foro d'uscita.
''Non e' ancora certo - ha aggiunto Giacobbe - se il colpo che ha ucciso sia
stato sparato dal poliziotto. Gli accertamenti balistici sono ancora in corso''.
''Siamo letteralmente, profondamente addolorati per quello che e' successo.
Abbiamo interesse a che la verita' sia accertata'', ha continuato. ''E' stato
nominato un medico legale, e' stato nominato un perito balistico, il pm sta
interrogando ancora chi ha partecipato all'operazione'', ha proseguito il
questore, aggiungendo che si sta agendo ''in piena sintonia'' e con ''la serena
e coerente guida della magistratura'': ''Per cui abbiamo tutte le garanzie della
legge e non abbiamo alcun motivo a derogare a questi principi''.
Nessuna risposta alla domanda se ci siano indagati.
STOP PER INTER-LAZIO
Inter-Lazio e' stata
rinviata a data da destinarsi. Lo ha annunciato la federcalcio. Le gare della
12/a giornata della serie A cominceranno con 10 minuti di ritardo. Lo ha deciso
la Figc, in accordo con la Lega, dopo l'uccisione del tifoso laziale sulla A1.
Giocatori e arbitri scenderanno in campo con il lutto al braccio.
SCONTRI ATALANTA-MILAN: GARA RINVIATA
Rinviato a data da destinarsi l'incontro tra Atalanta e Milan, sospeso per le intemperanze dei tifosi bergamaschi sugli spalti. La gara e' stata interrotta dopo 7 minuti di gioco dall'arbitro Saccani che aveva mandato le squadre negli spogliatoi. I tifosi hanno mandato parzialmente in frantumi la barriera divisoria a ridosso del campo di gioco.

A Bergamo la tensione
era esplosa subito alla notizia dell'uccisione di un tifoso laziale, per un
colpo di pistola a quanto sembra partito dall'arma di un agente della Polstrada.
Nuovi scontri fra ultras atalantini e forze dell'ordine davanti allo stadio di
Bergamo attorno alle 14.00. Gli atalantini hanno attaccato la polizia, che ha
risposto lanciando lacrimogeni. Scontri anche tra forze dell'ordine e ultras
milanisti. Questi ultimi, che erano già stati fatti entrare nello stadio,
avevano cercato di uscirne saltando le cancellate, vedendo che era in corso la
battaglia degli atalantini ma erano stati risospinti dentro da un'energica
carica delle forze dell'ordine
INCIDENTI A
TARANTO, PARTITA SOSPESA
TARANTO - La partita di calcio Taranto-Massese (C1, girone B) e' stata sospesa
dall'arbitro al 13' del secondo tempo per le intemperanze di tifosi della
squadra di casa che hanno infranto una delle vetrate che separano la curva nord
dal rettangolo, lanciando fumogeni e tentando una invasione di campo.
TIFOSO UCCISO: A
MILANO SASSI CONTRO UN COMMISSARIATO
MILANO - Sassi contro un commissariato a Milano dove unl corteo di circa 400
ultras di Inter e Lazio ha manifestato dopo ilr invio del match. I manifestanti
hanno occupato le due carreggiate e dalla folla, qualcuno ha lanciato sassi
verso il commissariato. Al corteo si sono aggiunti una cinquantina di ultras del
Varese noti anche come estremisti di destra. ''Amato dimettiti'', ''per Raciti
fermate il campionato, la morte di un tifoso non ha significato'', gli
striscioni esposti nel corteo.
OPERATORI E GIORNALISTI AGGREDITI A SAN SIRO
Due cronisti sono stati aggrediti a calci e pugni da una frangia di ultras del corteo misto di interisti e laziali che stava marciando nel viale di fronte allo stadio di San Siro a Milano. Colpito anche un cameraman che stava effettuando riprese per il Tg4 davanti allo stadio di San Siro ha subito un'aggressione da parte di ultras, e si trova ora al pronto soccorso dell'ospedale San Raffaele per essere medicato.
BASKET: ULTRAS A.J. LASCIANO PALAZZETTO ASSAGO
Durante il primo quarto di gioco del derby lombardo di basket tra Armani Jeans Milano e Cimberio Varese, in corso al Datchforum di Assago, i tifosi della curva milanese hanno abbandonato il palazzetto in segno di protesta per l'uccisione del tifoso della Lazio, avvenuta negli scontri fra ultras juventini e laziali in autostrada vicino ad Arezzo. I tifosi della squadra varesina, che invece sono rimasti al loro posto, hanno indirizzato nei confronti dei poliziotti presenti il coro 'Assassini, assassini'.
L'assalto alla caserma
di via Guido Reni
ROMA - Un assalto in
piena regola, un blitz di centinaia tifosi contro una caserma della polizia in
via Guido Reni a Roma, la caserma delle volanti nella zona del Flaminio. Un
altro assalto al commissariato di polizia di Porta del Popolo, messo sotto
assedio da decine di teppisti con spranghe, tondini di ferro e sanpietrini. Un
altro contro i poliziotti barricati nello stadio Olimpico e nella sede del
Coni. E poi, come in una marcia forzata dall'Olimpico verso Ponte Milvio e Tor
di Quinto, un intero quartiere ostaggio della violenza. E' il caos. E' il
prepartita e il dopo partita della partita che non ci sarà.
Roma-Cagliari è stata rinviata a data da definirsi come altre due partite di
oggi. Non ci sono le condizioni per giocare dopo la morte di Gabriele Sandri,
28 anni, tifoso laziale ucciso da un colpo di pistola sparato da un agente
della Polstrada in un autogrill vicino ad Arezzo.
La decisione di sospendere la gara, dopo una domenica all'insegna della
tensione in tutti gli stadi d'Italia, è arrivata nel tardo pomeriggio. Ma i
tifosi sono andati comunque allo stadio e poco dopo le 18 sono incominciati
gli scontri. Ma gli autori non sono solo romanisti. Ci sono anche i laziali:
un fronte unito contro un nemico comune, le forze dell'ordine.
La caserma
In via Guido Reni c'è la caserma delle volanti. La polizia, in tenuta
antisommossa, cerca di contenre l'assalto. Due giovani vengono arrestati.
Secondo le prime informazioni sarebbero due giovani ultras, una ragazzo ed una
ragazza. Avevano i volti coperti da bandane ed erano armati di bastoni.
Lì vicino, a terra, resti di mattoni, cassette di legno, mazze.
Davanti alla caserma, alcuni cassonetti divelti. Tre sono stati rovesciati in
terra sul lungotevere Flaminio. E' stato incendiato anche un bus. Alcuni
poliziotti parlano di "danni ingentissimi". Sul posto inoltre si è appreso che
l'assalto è avvenuto poco dopo le 18, ma è stato bloccato e disperso. Abitanti
della strada hanno riferito che gli ultras hanno rovesciato fioriere,
rivoltato cassonetti e ciclomotori, prima di essere caricati dalla polizia.
"Ci hanno attaccato, erano almeno 400 persone. Non sono riusciti ad entrare
per un pelo", racconta uno dei poliziotti.
"Mi hanno tirato una pietra di grossa dimensione sulla costola", ha detto
Antonio Soluri, un funzionario di polizia ferito, "hanno sfondato un vetro
antiproiettile. Hanno lanciato di tutto".
Il commissariato
In via Fuga a Porta del Popolo dove c'è un commisariato presidio di polizia,
la scena non è diversa. Distrutto e dato alle fiamme il portone, distrutte
piante e infranti vetri, incendiato un bus della polizia. I due agenti che si
trovavano all'interno si sono messi in salvo.
Lo stadio
Ma è vicino all'Olimpico che la guerriglia si organizza e tine in scacco
polizia e carabinieri. Centinaia di tifosi assaltano la sede del Coni lì
vicino. Le guardie di sorveglianza, non armate, barricate all'interno
dell'edificio, mentre gli ultras devastano le aree interne della sede. E' una
manovra per attirare le forze dell'ordine che stazionano nell'area dello
stadio e ingaggiare uno scontro organizzato. Quando i poliziotti lo capiscono,
tornano indietro ma alcuni restano feriti. Gli uffici del Coni vengono
devastati. I tifosi lanciano una bomba carta all'interno dell'atrio
danneggiando i marmi. Completamente distrutto l'orologio con il count down
verso le Olimpiadi di Pechino 2008, tutte le vetrate rivolte al lato di
Lungotevere e i computer della reception.
Poi i tifosi bloccano il ponte duca d'Aosta con transenne e isolano l'area
dello stadio. Un fotografo collaboratore dell'Ansa viene picchiato e derubato,
un cameraman aggredito.
La violenza si sposta a Ponte Milvio: un centinaio di persone lancia una
sassaiola contro una caserma dei carabinieri e una delle loro auto viene
incendiata.
Intorno alle 22, arrivano una decina di camionette di polizia e carabinieri e
mettono in fuga il gruppo di ultras.
Resta il ricordo del loro passaggio: cassonetti divelti,
vetri e mazze abbandonate per terra, pezzi di marciapiedi divelti. "Hanno
spaccato tutto - racconta spaventato il gestore di un ristorante sulla piazza
- erano una cinquantina di ragazzi, tutti vestiti in nero, sono venuti con le
mazze e hanno assalito anche alcuni negozi". Restano tre fermati (i due del
commissariato più uno a Ponte Milvio) e decine di carabinieri e poliziotti
feriti.
"Non sarà sufficiente tutta la vita, il dolore è sempre più grande e con il tempo cresce".
Cosa ricorda di quella giornata?"In quella giornata ci sono tutte le ombre che ho sentito dire riguardo il fatto. Le menzogne, anche grosse, da parte di chi dovrebbe invece salvaguardare un ragazzo di 26 anni. Ho sentito cose molto brutte e infatti, oltre a non perdonare l’individuo che ha assassinato mio figlio, non perdono neanche questa gente. Perché è stato fatto di tutto e di più".
Cosa l’ha ferita in maniera particolare?"Certe dichiarazioni. Il fatto di voler far passare Gabriele per un ragazzo che non era. Gabriele era un ragazzo per bene, che ha sempre fatto il suo dovere che non ha mai messo in discussione la sua dignità. Un ragazzo modello…"
Le stavo proprio per chiedere di descriverci Gabriele…"Un ragazzo pieno di vita, che pensava all’attività di famiglia, alla musica che forse era il suo primo lavoro, amava la Lazio e tutti i suoi amici. Un ragazzo solare che non ha avuto mai problemi di nessun genere con nessuno. Proprio per questo ho provato tanta rabbia quando ho sentito dire certe cose assolutamente fuori luogo".
In molti hanno accostato la morte di Gabriele con il mondo del calcio, secondo Lei è così o non c’entra proprio nulla?"Assolutamente no, per in quella macchina potevo esserci io che allo stadio non ci vado da diverso tempo. Potevo andare a fare una gita, ad un teatro o magari a Firenze a vedere chissà cosa, il calcio non c’entra nulla in questa storia. Mio figlio è stato ucciso su un’autostrada e basta. Ripeto che il calcio non c’entra nulla, anche perché Gabriele non aveva con se vessilli o bandiere, era un cittadino che stava in macchina".
Perché secondo Lei della vicenda Sandri non se ne parla più?"Perché, ovviamente, sono coinvolte le istituzioni e di conseguenza da fastidio. Mi rendo conto che anche parte della stampa, delle tv sono assoggettate a questa situazione. Però la gente ci da coraggio e forza, ci rendiamo conto che abbiamo la nazione al nostro fianco e non solo. Al momento non sono ancora in possesso di tutta la stampa americana o di altri paesi d’Europa e vi farò vedere come si sono espressi a differenza di quanto è successo da noi".
Chi delle istituzioni si è fatto vivo con voi il giorno della tragedia?"Come ho detto il primo che ci ha chiamato è stato il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che ancora oggi ringrazio per la sua sensibilità, un uomo di livello. Poi abbiamo sentito il sindaco di Roma Walter Veltroni, mentre per quanto riguarda il resto non abbiamo avuto nessuno vicino a noi".
Gabriele è stato ricordato in tutti gli stadi d’Italia e d’Europa, questa cosa come ve la spiegate e credo che possa far piacere..."Senza dubbio ci fa piacere. La gente ha la testa per pensare e si rende conto che è stato ucciso un ragazzo di 26 anni in mezzo ad un’autostrada e non per altri motivi".
Recentemente ha dichiarato di voler andare a vedere il prossimo derby in Curva Sud…"Certo, sono intenzionato ad andare in sud. I tifosi certe volte sono descritti come chissà cosa, quando invece sono semplici cittadini che hanno un cuore, una testa e dei sentimenti. Io in Curva Sud ci vado volentieri".
Perché non è stata sospesa l’intera giornata calcistica il giorno della tragedia?"Perché non bisognava dare modo all’opinione pubblica di rendersi conto del fatto grave che era capitato. Quindi hanno cercato di far passare in secondo ordine l’accaduto e dare più risalto a quanto è successo a Roma e Bergamo".E’ più tornato in quella maledetta area di servizio?
"No, e credo che difficilmente lo farò".E allo Stadio Olimpico?
"Ci tornerò, come ho detto prima è mia intenzione andare al derby con i tifosi della Roma".Le istituzioni calcistiche hanno dedicato il terzo tempo alle vittime del mondo del calcio, quindi anche a Gabriele…. "Io le ringrazio, ma ribadisco che Gabriele in questo evento non c’entra proprio niente, è stato ucciso su un’autostrada". Crede nella giustizia e cosa si aspetta?"Io nella giustizia ci credo, sono arrivato a 58 anni credendoci. Mi aspetto che questo individuo venga punto come se fossi stato io a fare un gesto così scellerato. Il codice prevede dai 21 anni in poi e questo deve avere".
In conclusione, c’è qualcosa che Lei si sente di dire?
"Che bisogna avere più coraggio con la propria coscienza e quando capitano eventi come questi non bisognerebbe chiudere gli occhi, ma dire le cose come stanno soprattutto chi ha il potere di farlo".
Luigi Spaccarotella, l’agente della Polstrada di Arezzo accusato di aver ucciso il tifoso laziale Gabriele Sandri all’autogrill di Badia al Pino (Ar), nel novembre scorso, riprende servizio a Firenze.
Dopo un lungo periodo di malattia, l’amministrazione della polizia di Stato ha deciso di trasferirlo alla Polfer di Santa Maria Novella, compartimento della Toscana. Lo scrive oggi ‘Il Giornale della Toscana’. L’assegnazione è stata ufficializzata la settimana scorsa, tanto che l’agente è già arrivato a Firenze. In realtà Spaccarotella prenderà servizio tra una quindicina di giorni per questioni burocratiche. L’agente sarebbe stato piazzato alla ‘Coc’: centrale operativa compartimentale della Toscana. Si tratta di una struttura che si occupa di coordinare tutte le chiamate all’interno delle stazioni ferroviarie.
VERGOGNA!!!
Tifoso ucciso, Spaccarotella
torna in servizio
alla Polfer di Firenze
ROMA (30 aprile) - Luigi Spaccarotella, l'agente di polizia che ha
ucciso il tifoso della Lazio Gabriele Sandri sparando due colpi di
pistola all'Autogrill di Badia al Pino vicino ad Arezzo l'11 novembre
scorso, ha ripreso servizio a Firenze. Dopo un lungo periodo di
malattia, l'amministrazione della polizia di Stato ha deciso di
trasferirlo alla Polfer di Santa Maria Novella, compartimento della
Toscana. Lo scrive oggi 'Il Giornale della Toscana'.
L'assegnazione è stata ufficializzata la settimana scorsa, tanto che il
giovane agente è già arrivato a Firenze. Di fatto Spaccarotella prenderà
servizio tra una quindicina di giorni per questioni burocratiche.
L'agente sarebbe stato piazzato alla 'Coc': centrale operativa
compartimentale della Toscana. Si tratta di una struttura che si occupa
di coordinare tutte le chiamate all'interno delle stazioni ferroviarie.
Ma l'aspetto singolare è un altro: tra le tante altre mansioni, la 'Coc'
si occupa anche di tifosi. Infatti, se arriva un treno di ultras diretti
allo stadio, è sempre la centrale operativa a organizzare le scorte agli
ultras.
Intanto, il processo che vede imputato il poliziotto va avanti: è
slittata al 25 settembre prossimo l'udienza preliminare. Il processo si
terrà davanti al gup Simone Salcerini che deciderà se rinviare a
giudizio Spaccarotella davanti alla corte d'assise o avviare il rito
abbreviato. La richiesta di rinvio a giudizio era stata presentata dal
procuratore Di Cicco e dal pm Ledda ai primi di aprile. Per l'agente
l'accusa è di omicidio volontario.
Mi permetto di aggiungere qualcosa.
Vorrei paragonare questo trattamento giudiziario a quello dei ragazzi
arrestati e accusati di aver commesso i fatti di villa ada e dell'11
novembre e altri fatti legati allo stadio e alla politica. Queste
persone sono in custodia cautelare (in galera) da più di 2 mesi sulla
base delle sole intercettazioni telefoniche. La maggior parte di questi
ragazzi rischia di stare un anno in carcere (massimo della custodia
cautelare) per un processo con dei capi di imputazione
assurdi(associazione a delinquere, rapina,si è parlato di terrorismo...)
e per il quale vi sono solo prove indiziarie, e per il
quale probabilmente verranno giudicati innocenti.
25 settembre 2008
Rinviato per un vizio di procedura l'inizio del dibattimento. Due mesi
per stabilire una nuova data
Il poliziotto Spaccarotella deve rispondere dello sparo che l'11
novembre uccise il tifoso laziale
Omicidio Sandri, processo al via
ma l'udienza viene annullata
L'imputato non era presente in aula per paura di possibili ritorsioni degli ultras
AREZZO - Il processo per l'omicido di Gabriele Sandri si ferma prima ancora di cominciare. L'udienza preliminare di oggi è stata annullata per decisione del Gup Simone Salcerini, che ha accolto un'eccezione della difesa. Per stabilire una nuova data bisognerà attendere circa due mesi. Alla fase preliminare del processo non aveva preso parte l'imputato Luigi Spaccarotella, l'agente della Polstrada di Arezzo accusato di omicidio volontario, per timore di ritorsioni della tifoseria laziale. Increduli i presenti, composta la reazione dei famigliari di Gabriele Sandri: "Spero - ha detto la madre - che questo sia l'ultimo alibi, che la prossima volta si possa andare avanti fino in fondo"
Il rinvio.
La decisione del
giudice dell'udienza preliminare ha accolto l'eccezione avanzata da uno
dei legali di Spaccarotella, a cui non è stato trasmesso l'atto di
chiusura dell'indagine preliminare. "Hanno mandato l'avviso a un numero
di fax sbagliato e, quindi, in un luogo che non era il mio ufficio - ha
detto Renzo - ed hanno contestato la mia correttezza". Adesso si dovrà
procedere a riformulare l'atto e notificarlo nuovamente, un lavoro che
richiederà un tempo stimato tra il mese e mezzo e i due mesi.
Michele Monaco, legale della famiglia Sandri, ha però annunciato
provvedimenti. "Il consiglio dell'ordine degli avvocati dovrà verificare
se si tratta di un comportamento deontologicamente corretto, si dubita
che l'avvocato Renzo abbia ricevuto la notifica al numero di fax, che
era stato comunicato alla cancelleria del Tribunale". Sulla decisione
del giudice Monaco si è però detto d'accordo. "Non ci aspettavamo il
rinvio, comunque il Gup ha fatto bene ad accogliere l'eccezione, se no
rischiavamo di veder travolgere il processo e la Cassazione avrebbe
potuto annullarlo".
Renzo ha poi aggiunto di essere rattristato per l'assenza dell'agente in aula "perché speravo che il giudice potesse vederlo in faccia, potesse vedere il suo sguardo che dall'11 novembre non è più lo stesso". Tesi sostenuta anche dall'altro legale, Francesco Molino per il quale il suo cliente è "distrutto da una serie di cavolate che si sono dette come l'accusa di omicidio intenzionale". Fino ad oggi nessuna immagine di Spaccarotella, neppure d'archivio, è stata mai diffusa o pubblicata da stampa e tv.
Il processo. Prima dell'annullamento i legali dell'imputato avevano annunciato l'intenzione di chiedere il rito abbreviato condizionato ad una perizia di parte che avesse verificato la posizione dei testimoni. Le dichiarazioni di chi ha visto lo svolgersi della vicenda non convincono infatti la difesa. "I testimoni sono totalmente inaffidabili - ha dichiarato Renzo - Ci sono persone che vogliono far credere che la luna non esiste. Fuori dal tribunale sono sicurissimi di aver visto qualcosa e poi quando vengono sentiti tutto cambia".
La famiglia.
La famiglia Sandri, presente in aula, aveva manifestato ottimismo sullo
svolgimento dell'udienza. "Sappiamo che è un processo limpido e non
abbiamo paura di nessuna sorpresa" ha dichiarato il fratello Cristiano.
La signora Daniela, madre di Gabriele, tra le lacrime ha invece
commentato l'assenza di Spaccarotella: "Non ha importanza, anche se gli
danno 100 anni mio figlio non torna". Il padre ha detto di avere una
sola speranza nella vita: poter vedere in faccia almeno una volta l'uomo
che gli ha ucciso il figlio: "Ormai lo chiamo l'uomo invisibile, ma
prima o poi lo incontrerò".
I tifosi. Fuori dall'aula sono radunati una ventina tra tifosi laziali, amici e conoscenti della vittima che hanno esposto due striscioni in cui si chiede "Giustizia per Gabriele".
fonte: la repubblica.it
IL COMMENTO
Sandri, la giustizia assurda
di MASSIMO RAZZI
Prima ci hanno fatto vedere le immagini della madre di Gabriele Sandri,
dignitosissima, che entrava piangendo nell'aula del tribunale di Arezzo
dove doveva svolgersi l'udienza preliminare del processo all'agente di
polizia Luigi Spaccarotella. Un'ora dopo, arriva la notizia che la
stessa udienza è stata annullata per un vizio di forma. Vizio
gravissimo, si dirà, vista l'attesa, il dolore e l'assurdità di una
vicenda che aspetta sia fatta seriamente giustizia.
Il vizio, invece, consiste nel fatto che a uno dei due avvocati
dell'imputato non sarebbe stato notificato l'avviso di chiusura delle
indagini. Vizio che più banale e formale non si può, vizio
sanabilissimo, ci pare, visto che l'avvocato sapeva della chiusura delle
indagini (il suo collega, quantomeno, lo avrà informato) ed era presente
oggi in aula anche se ha sostenuto che il tribunale aveva sbagliato il
numero di fax. Basterebbe consegnargli oggi, al massimo domani, vogliamo
esagerare, fra una settimana, una fotocopia della notifica stessa
rifissando a strettissimo giro una nuova udienza.
Invece, tranquillamente, la giustizia italiana ci fa sapere che ci vorrà
un mese e mezzo, forse due, per stabilire un'altra data in cui le parti
potranno rivedersi davanti al Gup. Ci sembra un eccezionale argomento a
sostegno di chi sostiene che non si può avere fiducia in questa
giustizia, un duro colpo alla credibilità dei magistrati e dell'intero
sistema che amministra sanzioni, delitti e pene.
E' inammissibile perché è impossibile che non ci sia (in questo e
in tanti altri casi) un altro modo giusto e tecnicamente regolare di
risolvere il problema, perché un gup, o meglio, il sistema giudiziario
non può e non deve più dare questo tipo di risposte sempre
incredibilmente dilatorie. Diranno: questi sono i tempi della legge, ci
sono i processi, i calendari, le carenze di personale. Vero, verissimo,
ma non c'è un pomeriggio vuoto, un qualsiasi sabato o una domenica in
cui il signor Gup possa fissare l'udienza prima di due mesi? Se non
altro per rispetto di quel dolore, per chiedere scusa di un errore tanto
banale quanto stupido.
COMUNICATO
STAMPA
Cristiano Sandri a Inedita: “Atti del processo trasmessi all'Ordine per
valutare profilo disciplinare avvocato della difesa”
“Discorso sulle minacce a Spaccarotella? Stucchevole”
“Bisogna dare a Cesare quel che è di Cesare. La Procura di Arezzo non è
colpevole nel momento in cui gli vengono forniti due numeri di fax e
alcuni atti vengono ricevuti e altri no”, queste le parole di Cristiano
Sandri all'agenzia di stampa Inedita a proposito del vizio di forma che
ha fatto annullare questa mattina l'udienza preliminare del processo
contro l'agente di polizia Luigi Spaccarotella, imputato per omicidio
volontario.
“Proprio per questo – continua il fratello di Gabriele - il gup
nell'accogliere l'eccezione della difesa dello Spaccarotella ha anche
disposto la trasmissione degli atti al Consiglio dell'ordine degli
avvocati di Prato (è il foro competente dell'avvocato Renzo ndr) per
valutare se c'è qualche profilo disciplinare nella condotta del legale”.
Il fratello del giovane dj romano ucciso l'11 novembre 2007 nell'area di
servizio Badia al Pino sull'autostrada A1 da una pallottola sparata
dall'agente Spaccarotella torna anche sulle minacce al poliziotto di cui
ha parlato oggi ad Arezzo l'avvocato Renzo: “E' diventato stucchevole –
spiega Cristiano Sandri - questo discorso sulle minacce a Spaccarotella
visto che è circa un anno, dal 12 novembre scorso, che l'avvocato Renzo
lo va ripetendo.
Ormai sembra quasi una filastrocca in cui il legale di Spaccarotella usa
sempre la parola “ultras” visto che oggi è diventata sinonimo di
malviventi e così pensa di poterla usare per far pensare a ogni tipo di
nefandezza”.
“Altro che ultras – continua sarcasticamente Cristiano Sandri - forse
Renzo si riferisce ai servizi segreti visto che nessuno riesce a
rintracciarlo, nemmeno gli ufficiali giudiziari che non sono riusciti a
notificargli l'avviso della fissazione dell'udienza preliminare”.
“Si commentano da sole – conclude il fratello di Gabbo - le paure che
l'avvocato Renzo fa derivare dalle scritte sui muri di Roma contro
Spaccarotella: forse il legale pensava che dovessero apparire scritte a
favore del suo assistito? Stiamo rasentando il patetico: è evidente che
non sanno più che pesci prendere. Noi, intanto, continuiamo ad avere
fiducia in una giustizia celere”.
www.gabrielesandri.it
ATTENZIONE! Quella che segue, tratta da youtube, è la registrazione delle telefonate tra il servizio autostrada, il 118, il 113 e i 4 ragazzi che quel giorno erano a bordo della Renault Scenic. Da notare le parole dette e non dette, dalle frasi lasciate intendere tra gli interlocutori del 118 e del 113... rabbia, molta rabbia.
fonte: L'Unità.it
Processo Sandri, i
testimoni: 'L'agente sparò a braccia tese'
Un
testimone ha visto il poliziotto a gambe divaricate, braccia tese,
impugnare la pistola con due mani, e poi ha udito lo sparo, l'altro lo
ha visto a braccia tese e ha assistito allo sparo. È quanto è stato
raccontato in aula da due testimoni d'accusa, l'imprenditore Fabio
Rossini e un suo dipendente, Fabrizio Galilei, che l'11 novembre del
2007 videro il poliziotto Luigi Spaccarotella nei momenti in cui venne
ucciso il tifoso laziale Gabriele Sandri.
Rossini ha ricordato il poliziotto che «correva, cercava la posizione,
aveva entrambe le braccia tese, impugnava l'arma con entrambe le mani:
ho un flash, ho visto la fumata bianca dopo lo sparo». Poco più tardi,
rispondendo al pm che gli ricordava che nella testimonianza resa i
giorni successivi all'omicidio non aveva specificato se l'agente
sparasse con due mani, Rossini ha risposto: «Ho la visione di braccia
tese parallele al terreno, non sono in grado di specificare se
impugnasse la pistola con due mani».
Un dettaglio che invece è rimasto impresso all'altro testimone,
Fabrizio Galilei. «Ho visto il poliziotto che iniziava a puntare - ha
raccontato - Aveva le gambe divaricate e le braccia parallele al
suolo. Teneva la pistola con due mani. Capivo che puntava
un'automobile. Poi sono entrato nell'autogrill e ho sentito lo sparo,
ma io non potevo più vedere cosa stesse succedendo». Galilei ha poi
aggiunto di aver visto nelle fasi precedenti allo sparo un'auto chiara
parcheggiata nell'area di servizio della parte opposta con alcune
persone vicine. Rispondendo alle domande del pm ha detto di non sapere
se al momento dello sparo il veicolo fosse in movimento.
Un piccolo colpo di scena è avvenuto in mattinata quando un testimone
dell’accusa, Emanuele Fagioni ha raccontato, al contrario di quanto
riferito nei giorni seguenti all’omicidio, di aver visto Spaccarotella
impugnare la pistola con un braccio solo (il sinistro) e di non averlo
visto sparare. L’agente non presente in aula è stato raggiunto al
cellulare dal suo difensore e ha specificato di non essere mancino.
Giorgio Sandri, il padre del tifoso morto, ha commentato: “Mi sembra
molto impaurito. Non ricorda più nulla, è in stato confusionale”. Il
presidente della Corte di Assise, Mauro Bilancetti, ha annunciato che
domani il Capo della polizia Antonio Manganelli, citato come testimone
dalla difesa, «per impegni istituzionali già programmati non sarà
presente».
27 marzo 2009
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fonte: Gazzetta dello Sport
AREZZO, 14 luglio 2009 - - La Corte d'Assise di Arezzo, dopo oltre otto ore di camera di consiglio, ha condannato l'agente Luigi Spaccarotella a sei anni di reclusione per omicidio colposo con l'aggravante della previsione del fatto in relazione alla morte del tifoso laziale Gabriele Sandri. Il pm Giuseppe Ledda aveva chiesto invece la condanna a 14 anni per omicidio volontario con dolo eventuale.
rabbia in aula — Rabbia e delusione tra gli amici e i parenti di Gabriele Sandri alla lettura della sentenza della Corte d'Assise di Arezzo che ha derubricato da omicidio volontario a omicidio colposo la condanna per l'agente Luigi Spaccarotella. Alcune amiche di Gabbo sono scoppiate in un pianto a dirotto. Una di loro si è sentita male ed è stata soccorsa dai sanitari. Gli amici di Gabriele, la maggior parte vestiti da ultras con maglie della Lazio, hanno iniziato a gridare "infami e buffoni". In questo momento fuori dal tribunale di Arezzo circa una trentina di tifosi biancocelesti stanno urlando contro i giudici e contro il poliziotto, che non era presente in aula, "È una vergogna per tutta l'Italia, per fortuna c'è la giustizia divina", così Giorgio Sandri, padre di Gabriele, ha commentato la sentenza. La madre di Gabriele si è sentita male ed è stata soccorsa da una amabulanza, mentre il fratello ha commentato: “Mi auguro che la giustizia ci sia in secondo grado. Oggi l’assassinio di mio fratello, ucciso da un agente che è stato visto mirare e sparare con le mani giunte è stato equiparato, come omicidio colposo, a un incidente stradale. E’ una pagina nera della storia italiana”
"ho pianto di gioia" — "Sono contento per Spaccarotella", ha commentato l'avvocato Federico Bagattini, che con il collega Francesco Molino difende l'agente. "E' stato riconosciuto quanto lui ha sempre detto, e cioè di non aver voluto ammazzare nessuno". "Ovviamente la pena è molto gravosa, eccessiva, e su questo punto faremo appello. Intanto usciamo dall'omicidio volontario, che evidentemente è il risultato al quale tendevamo", ha aggiunto Bagattini. Il legale ha poi riferito il commento di Luigi Spaccarotella: "Ho pianto di gioia, ho fatto bene a credere nella giustizia", ha detto l’agente al telefono al suo difensore.
V E R G O G N A T E V I ! ! !
Il volto ed il nome di Gabriele è scomodo e fa paura...
per le istituzioni bisogna dimenticare... chi dimentica è complice!
Il 30 Agosto la Lazio gioca a Verona contro il Chievo, seguita da 500 tifosi, l'ingresso è consentito a tutti i tifosi tranne che al volto di Gabriele che dall'11 novembre 2007 accompagna SEMPRE, tutte le gare della sua S.S. LAZIO.
Fonte:
lalaziosiamonoi.it
Durante Chievo-Lazio un episodio molto poco piacevole ha scosso gli
animi e i cuori di coloro che assiepavano il settore ospiti del
Bentegodi. Le telecamere di Sky, infatti, hanno inquadrato a più riprese
lo stesso settore biancoceleste, lasciato vuoto dopo pochi minuti, dai
circa 600 presenti. I gruppi organizzati della Curva Nord Laziale, come
sempre al seguito della propria fede, espongono i propri vessilli e i
propri striscioni, ma ne manca uno, il più importante: quello
raffigurante la faccia di Gabriele. Il motivo della mancanza è il
divieto da parte delle forze dell'ordine di fare entrare tale striscione
all'ingresso del settore. I tifosi laziali quindi, una volta appresa la
notizia, decidono all'unisono di togliere ogni tipo di bandiera e
stendardo e di abbandonare la curva a loro riservata.
V E R G O G N A T E V I ! ! !
E questo, invece, è quello che succede domenica 20 settembre in occasione di Frosinone-Padova, partita di serie B. In occasione della quale i tifosi del Padova, come la grande maggioranza delle tifoserie Italiane espongono striscioni che invocano GIUSTIZIA PER GABRIELE... le foto che seguono parlano da sole, gli agenti della PS fanno li fanno rimuovere.




V E R G O G N A T E V I ! ! !