UN SOGNO
All'improvviso tutto mi scompare: le geometrie della mia stanza, la luce, gli odori; il pensiero comincia a correre all'impazzata; cavalca su prati, attraversa fiumi, valica le Alpi bruciando gli erbosi sentieri francesi dell'Aquitania, poi della Borgogna, poi della Normandia. Quindi corre sull'acqua verso le aspre scogliere Dover, sega in due decine di contee e shires, infine esplode col fragore di un lampo, stordendomi.
Stancamente, ancora confuso, mi alzo sui gomiti. Pian piano la vista torna gradatamente in mio possesso, mi guardo debolmente attorno cercando di capire. Dopo pochi secondi avverto che quella non era più la mia stanza, ma nemmeno la mia città e i luoghi più noti: sotto un castello, una vallata silenziosa e concentrata, rotta solo a tratti da un tintinnio di ferraglie e di sbuffi equini, mi stava intorno.
Il cielo è nero, l'aria è tagliente. Mi alzo di scatto, mi giro e ti vedo di fronte: lo stupore aumenta. Io e Lele qui? Cosa ci facciamo? La sorpresa nei nostri volti è sempre più viva; ci tocchiamo le spalle, le gambe, il torace: un pesante tessuto in kilt è il nostro vestito, ci coprono maglie di lana ferrata meticolosamente poste sul nostro torace, uno scudo di cuoio sulla sinistra, una pesante spada di un metro sulla destra...ma allora?! All' unisono ci giriamo e scopriamo di essere in mezzo a due immensi eserciti, immobili, schierati in battaglia. Un drappello di pochi uomini in kilt Buchanan si avvicina e, con sguardo sempre rivolto al proprio nemico, ci unisce a sè. Ecco che allora sento di nuovo quel suono, inebriante, trascinante. Ma non c'è tempo di goderselo, capiamo definitivamente di essere coinvolti in un qualcosa da cui non è più possibile sottrarsi; ci guardiamo negli occhi, ci stringiamo la spalla e con un urlo di potenza ci scagliamo a tutta forza insieme agli altri nel marasma più brutale.
Il fragore è assordante, spacca le orecchie. Le spade e le mazze vibrano all'impazzata sopra le nostre teste, è solo l'adrenalina che ci permette per ore di riuscire a sollevare le nostre spade addosso al nemico.
Nubi di polvere si alzano intorno, odore di sangue e di ferro, aria tagliata, lance conficcate. Corpi bruciati, bandiere blu e bianche strappate, poi fango e spallate e cadute e poi rialzarsi e colpi, colpi, ancora colpi...per ore...
Quando stremato stramazzo al suolo, non ti vedo, percepisco credo la vittoria, la mia guancia sbatte nel fango, tutta luce attorno...
Apro gli occhi, ancora annebbiato riconosco un soffitto. Ma allora era un sogno? La mia inluenza...
Sento una mano che mi sfiora il viso, mi sta passando una pezza bagnata sulla fronte. Quando la mia vista si fa più lucida capisco che quello che credevo un sogno non era ancora finito. Girandomi, in un letto di legno parallelo al mio, ti ritrovo nelle mie stesse condizioni: due angeli dai capelli di rame, lentigini e bocca disegnata da una rosa vegliavano sul nostro letto le nostre fatiche.
In mano avevano un cardo e fuori la finestra la brughiera.